Sono rimasto sorpreso durante il
mio soggiorno a Siracusa. Sorpreso da tante cose. La bellezza
della città era prevedibile. Già prima di partire immaginavo le
camminate lungo le vie barocche dell'Ortigia, le visite alle
vestigia greche e romane e alla fonte Aretusa. Immaginavo,
certamente, una città marinara, nata dalle acque nelle quali
oggi si specchia vanitosa, e dai doni di quelle stesse acque per
certi aspetti ancora dipendente. Immaginavo il mercato del pesce
alle prime luci dell'alba, il rientro in porto dei pescherecci,
le navi alla fonda nella rada del porto. Quello che davvero non
immaginavo era una costa rocciosa così interessante, così bella
eppure così solitaria, sebbene fossimo nel pieno del mese di
luglio, non immaginavo che subito a ridosso di quelle rocce, il
mare celasse fondali così belli, così ricchi, tanto se non più
di luoghi ormai consacrati come paradisi subacquei. Non pensavo
neppure ad un entroterra così interessante, vario, di passare
dalla visita ad una riserva naturale ad un gioiello di barocco
annidato tra le rocce dei monti, da zone palustri predilette
dagli uccelli migratori, alle rocce impervie della valle
dell'Anapo.
E allora nasce spontaneo il dubbio se proporre una vacanza
nautica con piacevoli momenti culturali e di visita
naturalistica, oppure se ricordare di non mancare assolutamente
di trascorrere alcune giornate consacrate al mare e ai suoi
fondali durante una vacanza tradizionale. Di certo quella della
barca è una soluzione ottima per visitare Siracusa e la sua
provincia, sicuramente varrà la pena di godere di una insolita
quanto affascinante vista dal mare dei bastioni che circondano
l'Ortigia, nucleo originario della città, isola da sempre unita
con un ponte al resto della Sicilia. Provenendo in barca da Nord
individueremo subito l'Ortigia, subito oltre l'ingresso al bacino
conosciuto con il nome di Porto Piccolo, Sbarcadero, o, ancora,
Molo Santa Lucia. Si tratta di una ampia rada chiusa da due
frangiflutti ed in gran parte banchinata, adatta ad imbarcazioni
non più lunghe di dieci metri e che non peschino più di tre.
Da notare per i possessori di piccole barche che qui è possibile
utilizzare uno dei pochissimi scivoli della zona per alaggio e
varo. Si trova sul lato settentrionale del porto e un ampio
piazzale consente facili manovre con l'auto. Sulla rada del Porto
Piccolo si affacciano due importanti circoli nautici: la Lega
Navale Italiana (piazza Lepanto 24, tel. 463917) e il Circolo
velico Ribellino (via senatore Moscuzza 1, tel. 60480). Il molo
Santa Lucia è un ottimo punto per sbarcare a terra e recarsi a
piedi in visita ai monumenti e alle vie strette ed affascinanti
dell'Ortigia. Un canale stretto e diritto passa sotto il ponte
che collega il Porto Piccolo al Porto Grande ed è riservato
all'ormeggio dei gozzi dei pescatori. Occorrerà, dunque,
circumnavigare l'isola per giungere alla rada più grande, dove
si trova tra l'altro un distributore di nafta in banchina.
Seguiamo allora il lungomare, spesso occupato da un
caratteristico mercato, facendo attenzione alle numerose zone di
basso fondale ed a quelle protette da frangiflutti, specie sulla
punta, proprio sotto il castello Maniace.
Oltre, entriamo nel grande golfo aperto a ponente e chiuso a Sud
e a Nord. Entriamo nel Porto Grande, un porto naturale dove si
avvicinano navi traghetto e navi da crociera che sbarcano i
passeggeri con un servizio di motobarche. Seguiamo il bellissimo
lungomare, classica passeggiata estiva, superiamo la celebre
fonte Aretusa e poi il molo del Foro Italico. Superato l'ormeggio
della Capitaneria di porto, si può avere assegnato un posto in
banchina. Oltre la città tutto il fondale è basso e sabbioso,
bordato dagli stagni dei "Pantanelli", riserva naturale
ed oasi per la protezione degli uccelli. Qui sfociano a mare i
due fiumi Anapo e Ciane, responsabili in gran parte
dell'insabbiamento del golfo. Più avanti si incontrano due
piccolissimi ripari per imbarcazioni da diporto (Circolo nautico
Isola, via Maddalena Isola 86, tel. 721521). Oltre la costa si
alza un pochino e si fa rocciosa, fino alla zona dei due scogli
della punta del faro, chiusura ideale del Porto Grande. Si tratta
di due grandi pietre dalla forma appiattita che potrebbero dunque
rappresentare una insidia navigando molto vicino alla costa da
Est verso Ovest nelle ore notturne: converrà dunque spingersi
decisamente verso la parte centrale dell'imboccatura del golfo,
benché il rischio non sia poi così grande. Subito oltre la
punta del faro si apre una bella insenatura molto protetta dalle
rocce e che finisce con una spiaggetta di sabbia chiara. Si
tratta della spiaggia del campeggio "Minareto". Poi si
entra nella zona in concessione allo stabilimento balneare della
Guardia di Finanza. Navighiamo oltre e doppiamo la evidente punta
"torturata" da una massiccia attività di cava di
pietra ed entriamo in un tratto di costa rocciosa davvero
bellissimo. E' una lunga zona di costa bassa dall'aspetto brullo
e selvaggio che si affaccia su acque davvero limpide ed
invitanti. Facile mettere l'ancora un po' ovunque, certi della
presa su un fondale non troppo profondo; sarà bene tuttavia
assicurare una cima ad una marra per evitare di lottare con il
ferro impigliato agli scogli.
Qui, la piccola baia delle "Ruttazze", protetta da una
punta che si nota benché bassa sul mare e circondata da rocce
calcaree alte e a picco, ci offre l'ultimo ridosso prima di un
tratto di costa piuttosto rettilineo ed esposto ai venti ed alle
onde. Si faccia attenzione a non spingersi troppo all'interno
della cala, rischiando di urtare sul fondale basso e coperto di
grandi scogli. Continuando a costeggiare verso Capo Murro di
Porco si arriva all'incantevole Cala della Pillirina, una
insenatura che offre un discreto ridosso, dal fondale basso e
sabbioso ben visibile attraverso l'acqua cristallina.
Oltre la punta inizia un tratto
di costa bellissimo per le immersioni subacquee. Si tratta di
fondali dalle profondità dell'ordine dei venticinque metri,
ricchissimi di anfratti e spaccature, tra le quali se ne trovano
alcune piene di pesce come fitti branchi di corvine o saraghi.
Grotte e anfratti si affacciano sulla falesia fino allo scoglio
dell'Elefante, un arco roccioso dalla forma che ricorda appunto
la testa di un pachiderma. Qui il fondale si mantiene roccioso,
scendendo piuttosto precipite fino a quote tra i venti e i
venticinque metri, offrendo validi spunti per bellissime
immersioni subacquee.
Siamo così arrivati al faro di Capo Murro di Porco avendo
costeggiato una falesia calcarea quasi ininterrotta e priva di
discese a mare possibili dalla terraferma. La barca resta l'unico
modo di goderne le bellezze. Proprio di fronte alla punta si
possono effettuare splendide immersioni, purtroppo riservate ai
sommozzatori più esperti, sia per le profondità che si
raggiungono, che per l'intensità delle correnti che si possono
incontrare in queste acque, che dal mar Jonio si proiettano nel
Canale di Sicilia. Il capo, dopo essersi gettato in mare prosegue
sott'acqua con un pianoro roccioso profondo circa trentacinque
metri e che si sviluppa fin oltre un miglio dalla costa. Da qui
sale d'improvviso un roccione che si arresta a soli tredici metri
dalla superficie, dalla forma di un panettone. La ricchezza di
pesce è impressionante, soprattutto per quanto riguarda le
fittissime nuvole di Anthias o pesce azzurro che ne circondano le
cime; ma anche per quanto riguarda i grandi predatori che qui non
rappresentano di certo un incontro occasionale. Ancora più
emozionante e di certo più impegnativo è scendere sul
"Muro", il gigantesco gradino che raccorda il pianoro
col fondale sabbioso, a quote comprese tra i cinquanta e i
sessanta metri. Un' ampia grotta, una grande cattedrale rocciosa
attraversa la parete dal basso, fino a sbucare nel bel mezzo del
pianoro, consentendo a più subacquei insieme di attraversarla e
di incontrare grandi aragoste, branchi di corvine, cernioni
giganteschi.
Torniamo così in costa,
navigando lungo le rocce del Capo Murro di Porco da Est verso
Ovest. Attraversiamo ancora un tratto di rocce calcaree alte ed a
picco sul mare molto interessante dal punto di vista subacqueo.
Si tratta in sostanza di esplorare una parete verticale che si
arresta per un attimo su di un breve pianoro ad una ventina di
metri, per poi proseguire con un altro balzo fin oltre i
quaranta. Troveremo una grande quantità di vita, attaccata alle
rocce, e di fauna ittica, anche tra gli enormi massi franati sul
fondale sabbioso. Proseguendo lungo la costa entreremo in un
ampio golfo, mentre la costa si abbassa sempre di più e l'aspra
bellezza alla quale ci eravamo ormai abituati viene compromessa
da una forte edificazione di villette costruite quasi sull'acqua.
Proprio davanti ad una di queste ville si può effettuare
un'altra bella immersione adatta anche a subacquei di modesta
esperienza. Si tratta di scendere su di un fondale dal quale si
elevano alcuni spettacolari archi rocciosi che da una ventina di
metri arrivano fin quasi a sfiorare la superficie. Benché
fortemente antropizzata la zona consente di passare piacevoli
giornate all'ancora, soprattutto in un riparato tratto di mare
dal fondale basso e coperto di un' alternanza di sabbia e
posidonia facilmente individuabile dalle rovine di una antica
tonnara edificata sulla costa e da un frangiflutti che protegge
un piccolo ormeggio per barche locali. Navigando ancora superiamo
le spiagge di Fanusa e dell'Arenella prima di arrivare ad Ognina,
un formidabile ridosso naturale aperto nelle rocce calcaree e
simile ad un porto canale, utilizzato per lo più da imbarcazioni
da pesca locali e da piccole unità da diporto dal basso
pescaggio. Alla fine dell'insenatura, proprio di fronte ad un
simpatico bar ristorante, si trova uno scivolo pubblico
utilizzabile per il varo di gommoni e piccole barche.