Siracusa: consigli per l'uso
ORTIGIA
E' il cuore di Siracusa, il centro
storico, la parte più bella e antica della Città.
Interamente circondata dal mare, è
collegata alla terraferma grazie a tre ponti
paralleli. A Ortigia sono nati tradizionalmente i
Siracusani più veraci: "Chiddi r'o scogghiu"
(quelli dello scoglio).
Ortigia è anche il principale luogo di ritrovo della città. Nei giorni festivi e prefestivi l'intera isola è "Zona a Traffico Limitato", riservata al traffico pedonale; in qualsiasi momento, comunque, il parcheggio ad Ortigia è riservato ai soli residenti. Se siete in macchina, potete parcheggiarla in una delle tre aree dedicate: il Molo S. Antonio, il Passeggio Talete o il Foro Italico (la "Marina"). La sosta costa circa 1 euro l'ora, ad eccezione del Foro Italico, che costa il doppio.

Una volta parcheggiato, raggiungete a piedi Largo XXV Luglio, dove potete ammirare i resti del tempio greco di Apollo, ed unitevi al passeggio salendo per Corso Matteotti, viale creato in epoca fascista, sventrando parte dell'antico quartiere, per celebrare i fasti della Nazione. Nelle strade adiacenti, tuttavia, è ancora possibile osservare la struttura originaria del quartiere, con le sue stradine strette in cui i dirimpettai possono spesso stringersi le mani dai balconi, ed in cui potete addentrarvi senza alcun timore.
In cima al Corso Matteotti si apre Piazza Archimede, con la fontana monumentale dedicata a Diana cacciatrice ed i suoi splendidi palazzi. Proseguite per Via Roma e dopo 300 metri alla vostra destra si aprirà la candida prospettiva di Via Minerva, il cui lato sinistro è caratterizzato dalle imponenti colonne doriche dell'antico tempio dedicato appunto a Minerva, il più antico ed importante della città, successivamente trasformato nella Cattedrale. Percorsa la Via Minerva, vi troverete nella nostra stupenda Piazza Duomo, con i suoi due volti: quello sfrontato di candore abbagliante di giorno e quello velato da un suggestivo e sapiente gioco di luci ed ombre di sera; purtroppo non ci sono sedili per sedere e contemplare: o vi sedete ad uno dei bar della piazza o, se siete sportivi, nelle scalinate del Duomo, come sono soliti fare sia i turisti che gli autoctoni. La facciata del Duomo, ricostruita dopo il terremoto che devastò la Sicilia Orientale nel 1693, è un mirabile esempio di stile Barocco siciliano; tutto intorno alla Piazza fanno bella mostra i palazzi dell'antica nobiltà siracusana, fra cui Palazzo Vermexio, sede di rappresentanza del Comune.
Percorrete in lunghezza Piazza Duomo, in direzione della chiesa di Santa Lucia alla Badia, e proseguite il passeggio in direzione della Fonte Aretusa, la storica sorgente di acqua dolce legata ad uno dei miti più noti ed antichi della nostra città (vedi Miti e Leggende in questo stesso sito), tanto cara ai Siracusani fin dai tempi in cui si asserragliavano dentro le mura di Ortigia ed erano in grado di resistere a lunghissimi periodi di assedio grazie all'acqua della sorgente. La Fonte Aretusa è anche uno dei pochi luoghi al mondo dove nascono spontanei i papìri , gli stessi con cui gli Egizi costruivano la loro famosa carta, da non confondere con i pàpiri, che nuotano nelle acque della fonte.
Allontanandosi dal percorso tradizionale del passeggio siracusano, vi consiglio di proseguire la passeggiata per Via Capodieci, che parte dalla Fonte Aretusa, visitando se ne avete tempo il museo di Palazzo Bellomo; raggiunta Via Roma, affacciatevi a dare un'occhiata al suggestivo Lungomare di Levante, che culmina a destra con il poderoso Castello Maniace, bastione progettato da Federico di Svevia per difendere la punta di Ortigia, che ha ospitato recentemente il G8 per l'Ambiente e la cui visita è uno dei "must" dell'itinerario turistico siracusano.
Risalendo la Via Roma, svoltate a destra per Via Logoteta e percorrete in lungo la Via della Giudecca, l'antico quartiere ebraico. A metà della via, sulla destra, sorge la Chesa di San Filippo Apostolo, recentemente riaperta al culto dopo decenni, e, se siete fortunati, vi sarà possibile visitarne i sotterranei, che comprendono l'antica cripta affrescata, i rifugi antiaerei della 2a guerra e, soprattutto, il pozzo di San Filippo, una sorgente naturale che si raggiunge mediante una scala elicoidale scavata nella roccia e che costituiva un "miqwè" ebraico, il locale destinato ai bagni purificatori.
Un altro splendido "miqwè" si può visitare a pagamento poco distante, in Via Alagona 52, (web.tiscali.it/miqwe).
Percorsa interamente la Via della Giudecca, vi troverete in Via della Maestranza, girate a sinistra e percorretela fino a tornare a Piazza Archimede, non mancando di ammirare ai due lati della strada gli splendidi palazzi che la adornano.
ALBERGHI
I più belli sono (guarda caso) ad
Ortigia: l'Hotel des Etrangers et Miramare (5 stelle) e il Grand Hotel (4 stelle), nei cui roof garden
si può cenare ammirando gli indimenticabili
tramonti sul Porto Grande, decantati anche da Cicerone, e l'Hotel Roma
(4 stelle), su Via Minerva, ad un
passo da Piazza Duomo.
Fuori città, in una posizione da cui si la si domina per intero insieme
allo sfondo dell'Etna, è stato recentemente realizzato il Grand Hotel Minareto
(5 stelle), dotato di discese a mare (sia spiaggia che scogliera).
Se non volete spendere una cifra (o se non viaggiate a carico della vostra Azienda), la città offre una vasta gamma di altri alberghi. Ortigia, in particolare, è piena di bed and breakfast, tutti siti in antichi edifici a pochi passi da Piazza Duomo. Per informazioni, Azienda Autonoma Provinciale Turismo, tel. 0931.481211.
PER MANGIARE
Ad Ortigia c'è solo l'imbarazzo della scelta, in quanto è piena di
locali per tutte le tasche ed esigenze.
La cucina tradizionale siracusana è a base di pesce. I ristoranti più rinomati sono Oinos e Don Camillo. Buoni Al Mazarì, Il Veliero e La Rambla. Fuori da Ortigia, ma raggiungibile a piedi con un po' di buona volontà ed una sana passeggiata, vi consiglio il ristorante Jonico - A rutta 'e ciàuli, dalla cui terrazza si gode un panorama unico del mare di Siracusa e dell'isola di Ortigia. Il ristorante prende il nome da una grotta che si apre nella alta scogliera sottostante, detta delle ciàule dal nome di un uccello: il menù è ricco dei piatti più tipici della cucina siracusana, come la pasta cc'anciòvi e a muddìca (acciughe e pangrattato) o con le uova di ricci (di mare, s'intende, anche perché gli altri non fanno uova) o la tunnìna cch'e pipi (tonno con i peperoni).
Le pizze più buone si gustano alla
Frateria, un antico casale di campagna
ristrutturato; due problemi: uno che il sabato e la
domenica sera c'è da fare la fila; l'altro, che dalla città la distanza è parecchia (ci vuole la
macchina). Le stesse pizze le potete gustare alla Pecora Nera, alla
porte di Ortigia, in un ambiente più moderno e spartano.
Ad Ortigia ci sono diverse buone pizzerie; ne trovate anche in Piazza
Duomo, con vista Cattedrale, sul Lungomare Alfeo, con vista mare e
tramonto, o in numerosi e pittoreschi cortiletti.
Per quanto
riguarda i PUB, in Ortigia ce ne sono tanti.
Il più "antico" è il Troubador,
situato in un cortiletto vicino alla bella piazzetta San
Rocco, lungo le vie del passeggio.
Poco distante il Vecchio Pub,
che d'estate accoglie gli avventori in un pittoresco
cortiletto antico. Tutta la Piazza San Rocco, poi, di sera si trasforma
in un gigantesco bar, con divanetti, tavolini e musica (qualche volta anche dal
vivo).
Se è vero che ogni buona giornata
inizia con una buona prima colazione, vi suggerisco una
gustosa colazione "siracusana": granita di
mandorla e brioche (non fatevi ingannare dalle
"granite" che vi propongono a nord dello
Stretto di Messina: non sono la stessa cosa).
Luogo tradizionale di consumazione
della granita (soprattutto d'estate prima di andare al
mare) sono i giardini del Foro Siracusano, lungo il Corso
Umberto, dove la granita di mandorla (ma anche di limone
o di caffè con panna) si consuma su tavolini all'aperto
all'ombra di ficus secolari. Il massimo del piacere si
ottiene, ovviamente, con l'inzuppamento della brioche
nella granita (alla faccia del galateo).
(Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2010)